Mrafi

Edoardo Marraffa, sopranino, alto & tenor saxophones
Pasquale Mirra, vibes
Antonio Borghini, double bass
Cristiano Calcagnile, drums

The process through which we wish to construct our musical explorations is improvisation.
Existing compositions are used in the improvisional flow in order to suggest various alternative routes and interpretations, but at the same time improvisation determines fundamental changes – also of a structural nature – to the compositions, which are broken down to their constructive elements, like bricks to be used for a building whose overall architectural shape is never determined a priori.

 

Discography

La terra di giubba – RaiTrade (2006)

Desertificati – Le Arti Malandrine (2009)

 

Press quotes

Quelle bonne surprise que ce Mrafi transalpin! Au dèbut, tout est brut de fonte: le tènor sonne comme un baryton, l’ènergie est gargantuesque. Bref, le combo ne fait pas dans la dentelle. Petits frères de zu, version Jazz, Mrafi s’ouvre aussi à la mèlodie. Dans ces cas-là, c’est le vibraphone de Pasquale Mirra qui inique le chemin tandis que le saxophone rocailleux d’ Edoardo Marraffa cherche dans les annexes de l’harmonie un cercle à pulvèrisèr. Fiel et fracas d’un souffle surpuissant s’opposant parfois aux lignes claires du vibraphone (Chi sei), agent perturbateur d’une douceur pulvèrisèe, voici une belle dècouverte. Plus loin (Cinque e cinque), c’est l’etonnante rythmique (Antonio Borghini, Cristiano Calcagnile) qui enflamme une musique rèsolument poignante. D’autres surprises viendront que je vous laisse dècouvrir. On attend le prochain avec impatience.
Luc Bouquet, ImproJazz

Che il quartetto guidato dal sassofonista Edoardo Marraffa, con Pasquale Mirra al vibrafono, Antonio Borghini al contrabbasso, Cristiano Calcagnile alla batteria, abbia come modello l’Archie Shepp di On This Night (e dei due brani dell’album New Thing at Newport, realizzato a metà con John Coltrane) non è un mistero né un limite. Se poi di modello si tratta… Marraffa analizza e reinventa quell’età dell’oro del free, aggiunge solo qualche sprazzo dell’improvvisazione totale europea. Ha l’asprezza accorata e morbida dello Shepp migliore, non trascura, avendole introiettate e rivissute, le esperienze dei Brötzmann e dei Butcher. Ma solo un pochino di questi ultimi. Lui e i suoi compagni conoscono la sapienza della passione. Non ci sono punti deboli nei dodici brani: Mrafi è ensemble di prim’ordine che si connette a una grande stagione del jazz per mettere in rete i sentimenti trasformativi dell’oggi.
Mario Gamba, il Manifesto

Dodici paginette, una più divertente dell’altra da un quartetto di altissima qualità tecnica e humouristica. Il vertice è forse Chi sei, evidente ammicco a Monk sottolineato da Pasquale Mirra col suo vibrafono. Marraffa suona i sassofoni con la prepotenza di una lingua di ghiaccio che scavi una vallata ad U. Le sue enfasi non sono però gelate, ma non hanno se non il calore delle ultime braci. Mirra, Antonio Borghini (contrabbasso) e Cristiano Calcagnile (batteria) non sono come lui; pur se gli si affiancano bene e pur se capaci di ironia non hanno lo stesso irsuto contrasto con sé e con l’altro da sé. Poi a tratti Marraffa cede alla tradizione dello strumento, come in Freaks dove quasi sembra un bop revivalist, ma non dura niente: volti pagina e ne La casa del cattivo è di nuovo lì che vola come un angelo che abbia perduto l’orientamento.
Giampiero Cane, Alias

Freejazz aus der Frischhaltepackung entleeren vor unseren Ohren Edoardo Marraffa und sein Mrafi-Quartett aus Bologna. Die norditalienische Hochburg der Linken hält also auch für solche mehr oder weniger rebellische Musik die Ohren offen. Gleich zum Einstieg begrüßt uns eine originelle Paraphrase von „Pharaoh’s Dance“ aus Miles Davis‘ Jahrhundertplatte „Bitches Brew“, von dort vaziert die Combo durch dunkle, sehr dunkle und ganz dunkle Passagen des universellen freien Jazz, aus denen Pasquale Mirras Vibrafon immer wieder klangfarblich punktet. Das Rhythmusgespann gewährt Rückhalt, das Tempo ist stellenweise beängstigend hoch, Marraffa segelt auf den Saxofonen davon. Avanti, avanti, so soll es sein.
Freistil

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